La Lunga Guerra Contro La Procrastinazione

procrastinationSe avete l’hard disk pieno di mix non finiti, idee soltanto abbozzate, progetti studiati e appuntati ma abbandonati, dovete fare una cosa: ammettere di avere un problema. Non è quello di avere troppe idee e di doverle sviluppare tutte insieme, non è quello di non avere tempo, non è quello di ritrovare entusiasmo. È quello di procrastinare.

Magari in questo state pensando di procrastinare questo articolo ed andare avanti con la vostra vita, ma appunto perché lo state pensando dovete fermarvi e leggere.

Affrontare il problema

C’è un meccanismo, un qualcosa dentro la testa del procrastinatore che ad un certo punto lo prende per i capelli e, letteralmente, lo scaraventa da tutt’altra parte. Capire cos’è è importante fino ad un certo punto. La questione è che succede.

Finirò questa canzone un altro giorno, ora devo troppo mettere giù questa idea, e la vostra canzone rimane incompiuta e sola nel vostro hard disk.

Sì questo progetto mi piace, ma ne ho in mente un altro ancora più fenomenale, così ne abbandonate uno già avviato e ne iniziate un altro.

Intanto inizio questo mix, poi vedremo quando finirlo, l’incipit per il suo funerale.

E gli esempi possono andare avanti all’infinito, così tutto ciò può durare per anni o addirittura una vita intera. Se vi rispecchiate in uno di questi esempi o la vostra situazione assomiglia ad uno di essi, sappiate che avete un problema e un nemico: in ordine, la procrastinazione e voi stessi.

Sì, voi siete il vostro nemico!

Ad ogni modo, vi sto per dare tre buone notizie. La prima, sapete perché nel vostro hard disk il 90% dei lavori sono incompiuti. La seconda, se state ancora leggendo è perché probabilmente volete far finire tutto questo. La terza, si “guarisce” da questa “malattia” del rimandare e non finire le cose. Sappiate  che state leggendo un post scritto da un ex-procrastinatore cronico.

L’autodisciplina è la chiave di tutto

SelfDisciplineSo già che state storcendo il naso, ma lasciatemi spiegare. Immaginate di essere al lavoro e di avere il vostro responsabile tranquillo e beato per i fatti suoi, ma siede a pochi metri da voi. Ora, ovviamente potete stiracchiarvi e fermarvi un attimo ma dopo un po’ tornerete a lavoro perché altrimenti lui vi richiamerà e voi non volete. Benché vorreste dirgli Non ho voglia oggi, lo farò domani sapete che è poco professionale. Ecco perché, essendo sotto pressione, vi concentrate e portate avanti il lavoro.

Il punto è che dentro il vostro studio non c’è qualcuno che vi controlla e, per quanto più ansiogena questa frase possa sembrare, suona proprio la soluzione a tutti i drammi procrastinatori. Ora non sto dicendo di farvi controllare periodicamente dal coinquilino, dalla vostra morosa o da chi altri, bensì sto dicendo di mettervi da soli sotto pressione. Come?

#1: Usate un cronometro. Datevi un tot di minuti da dedicare solo ed esclusivamente al lavoro e qualche minuto per rischiare le idee e la vostra testa. Fare pause è importantissimo.

#2: Datevi dei micro-obiettivi. È utile in primis per il fatto che psicologicamente è molto più leggero pensare – ad esempio –  di dover scrivere una bella canzone piuttosto che un bel disco, che poi alla fine è composto da tante belle canzoni. Inoltre, ogni volta che completerete un micro-obiettivo avrete inevitabilmente una sensazione di completamento e di reset, di quelle che si hanno quando si finisce qualcosa e se ne comincia un’altra.

#3: Togliete tutte le distrazioni dal vostro spazio di lavoro. E con tutte, intendo tutte. Niente libro, niente telefono, niente iPod, niente Kindle, niente Twitter, niente Whatsapp. Staccate internet dal vostro computer e dal vostro cellulare, se necessario. Togliete dalla vostra vista (e dal vostro spazio acustico) qualsiasi cosa che non c’entri nulla. Dovete lavorare alla vostra musica, e per fare questo non vi serve Facebook.

#4: Prendete l’impegno. Informate qualcuno di quello che state facendo e dei vostri micro-obiettivi. Voler evitare di fare figure magre vi darà uno stimolo a fare. E soprattutto, fatevi violenza psicologica (non fisica eh!) quando siete tentati di allontanarvi o di prendere in mano qualcos’altro.

#5: Siate professionisti. Trattate la vostra musica come un lavoro. Chi fa della musica un lavoro ha una serie di scadenze e di limitazioni, e non può restare a zonzo tutto il giorno registrando 4 battute di chitarra al giorno. Concentrazione e professionalità.

#6: Datevi dei premi-obiettivi. Così come Cooper di Twin Peaks diceva Fai un regalo a te stesso ogni giorno, voi fatevi un regalo ogni volta che finite un qualcosa. Non che dovete comprare una Ferrari, solo fare qualcosa di appagante. Anche fosse una serata di fronte alla TV in stile Fantozzi.

#7: Finite i vostri progetti. Prima di consegnarmi l’Oscar di Mr. Ovvietà, pensate a quanti progetti incompleti ci sono nel vostro hard disk…. appunto! Dunque, prendetene uno e finitelo. Poi un altro, e finitelo. E avanti così.

“Vedremo…” non esiste!

Se volete vincere la procrastinazione, eliminate il “vedremo…” dal vostro lessico. Ci vedete anche ora, quindi invece di dire “vedremo…” organizzate il vostro lavoro. Perché? Perché così non dovrete vedere quando farlo, no?

Suona sarcastico perché lo è, ma trattare la propria musica con il dovuto rispetto è fondamentale. Non è professionale né impressionante dire di essere al lavoro al proprio disco da sei mesi o un anno o chissà quanto, e di essere costantemente ad un passo dal finirlo.

Non siate indecisi. Non ritardate. Siate organizzati e prendete impegni da portare avanti. La vostra musica uscirà allo scoperto, le canzoni si moltiplicheranno e voi avrete imparato cosa vuol dire fare musica con criterio. E sarete diventati amici di voi stessi.

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Autore: Carlo

SNAPCHAT | mtatt83

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