Avere Sempre Un Obiettivo In Mente

endroadOggi voglio parlarvi del perché tutti noi soffriamo di una malattia. Non fisica, per fortuna, ma psicologica. Quella che ci fa alzare al massimo l’entusiasmo e la voglia di fare non appena iniziamo un nuovo progetto e che, andando avanti nel tempo, ci lascia vuoti e senza entusiasmo: la malattia della briga sciolta, per dirla un po’ scherzosamente!

È quella malattia che segue una specie di curva su un piano cartesiano che mano a mano che avanza va verso il basso, e ogni passo in avanti è solo per mettere piede in uno scalino più basso. Brutta cosa andare a briga sciolta, specialmente se si è artisti. Perché se si è artisti e al tempo stesso ingegneri della propria musica, andare a briga sciolta spesso è nocivo per una cosa importantissima: l’obiettivo finale.

L’importanza di essere (e non essere) un artista

Ci sono momenti in cui un’artista ama sentirsi libero. Per la verità, spesso quei momenti sono molti o altre volte un’artista è la perfetta contemplazione della libertà della quale l’arte è fatta. Un artista di strada, ad esempio! Ecco: l’artista di strada non ha alcun obiettivo se non intrattenere i passanti o farli fermare per farsi ascoltare, ed è impossibile per l’artista di strada distarsi dal suo obiettivo, altrimenti l’artista di strada prende e va a casa.

Spesso però l’artista – nel nostro caso un musicista – non è solo artista, ma anche tecnico del suono, della registrazione, produttore e chissà quante altre cose. A qualsiasi livello, che sia amatoriale o professionale; non importa! Quello che importa è sapere che dal momento che l’artista fa qualcos’altro non è più un artista. Non è più un intrattenitore, ma è qualcosa di diverso. È l’artista di strada che una volta che ripone la sua chitarra nella custodia, torna a casa e si dedica ad altro. Anche l’artista non di strada si dedica ad altro, si dedica alla registrazione, e quindi non è più un artista.

Determinare il punto di arrivo

arrivalsSe sai dove vai, che ci vai a fare? si recita a teatro nello spettacolo “Alice Delle Meraviglie”, di Carmen Giordano. E per gli artisti è vero, verissimo. Se un artista sa quello che vuole fare, probabilmente ha già smesso di essere un artista. Un tecnico del suono e un produttore non sono degli artisti, per lo meno non nel momento stesso in cui stanno svolgendo il loro lavoro. Un tecnico del suono ascolta e analizza l’audio per poi procedere ad ottimizzarlo, un produttore cerca di trovare una soluzione che possa far funzionare un brano. “Ottimizzare”, “soluzione”, “funzionare”. Sono tutte parole che indicano l’arrivo di un percorso, di un qualcosa che è già stato cominciato e che ha bisogno di essere finalizzato. Se non si sa cosa si vuole ottimizzare non si potrà arrivare ad una soluzione, e quindi, molto semplicemente, il progetto non funzionerà.

Se, al contrario, sappiamo cosa vogliamo che una canzone abbia e non abbia, diventa tutto più facile. Ma non perché abbiamo un’idea, ma perché abbiamo un obiettivo, una direzione verso la quale andare. Ecco perché molte persone, me compreso, preferiscono curare la pre-produzione come fosse la lista della spesa. Quando andiamo al supermercato vediamo cosa abbiamo nella lista, lo prendiamo e usciamo; quando abbiamo gli appunti di pre-produzione seguiamo quelle istruzioni, andiamo in quella direzione e quando siamo arrivati, abbiamo la canzone.

Sì, ma cosa c’entra tutto questo con la cosiddetta “malattia della briga sciolta”?

Non avere obiettivi vuol dire vagabondare

Immaginate di essere per la prima volta a Londra, o a Milano. È ora di cena, avete fame, cercate un ristorante. Iniziate a camminare, ma oltre a non avere idea di dove andare non avete idea nemmeno di cosa volete mangiare. E allora, andate in giro guardando i tantissimi ristoranti che ci sono ma non entrate da nessuna parte. Per lo meno per molto tempo, poi lo stomaco inizierà a farsi sentire e prenderete comunque una decisione.

Non avere un obiettivo, quando si parla di produzione musicale, è un po’ la stessa cosa: dobbiamo creare la nostra canzone e sappiamo che vogliamo farla bene. Ma se “farla bene” è tutto ciò che sappiamo anche noi andremo verso tante direzioni ma quello che faremo in realtà è provare tante cose ma non portarne a termine nessuna, ovvero girare intorno al quartiere senza entrare in nessun ristorante.

Andando avanti nel tempo, se quello che abbiamo in testa non riusciamo a farlo diventare realtà avremo una sensazione scomoda, come fosse quella di un fallimento. È la nostra natura umana! Per far sì che questo non accada dobbiamo alimentare la nostra idea con qualcosa di materiale, una controprova. Per fare questo abbiamo bisogno di una direzione, e per seguire una direzione ci vuole un obiettivo.

Consiglio gratuito

La prossima volta che lavorate ad un progetto, prendete un foglio di carta e annotate i vostri obiettivi. Quello che volete fare, come ve lo immaginate. Dopodiché attaccatelo in un posto che sia facilmente visibile, ad esempio davanti allo schermo, e trattate quel foglio come una specie di libretto d’istruzioni. Risparmierete tempo, e la curva sul piano cartesiano stavolta, andando avanti, salirà verso l’alto.

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Autore: Carlo

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