5 Dischi Ultra Conosciuti.. Fatti In Casa

Fare un disco in casa è dura, durissima, e lo sappiamo molto bene. Dietro un intero disco c’è una quantità di lavoro, ragionamenti, decisioni e organizzazione che un semplice ascoltatore non ha neanche idea. Molti pensano che i dischi si registrino in presa diretta tutti insieme, come facevano negli anni ’60 i Beatles. Qualcuno ancora lo fa.

I tempi però sono cambiati, da un sacco di decenni. Per avere un risultato più accurato si registra uno strumento alla volta e dunque i tempi si allungano. Siccome però sono cambiati anche i modi di registrare, non solo i tempi, ci sono dei musicisti o delle band alle quali piace evadere dallo studio per registrare a casa. Per necessità, per casualità, per una maggiore tranquillità.. i motivi sono diversi e tutti validi.

Oggi vi parlo di 5 dischi che molto probabilmente conoscete (magari a memoria) che sono stati registrati in ambienti casalinghi.

#1 – Bruce Springsteen “Nebraska”

Bruce_Springsteen_-_NebraskaÈ il 3 gennaio del 1982 e il Boss si trova nella camera da letto della sua casa a Colts Neck, New Jersey ed ha in mano una chitarra acustica, di fronte a lui un Tascam Portastudio e intorno a lui altri strumenti come chitarra elettrica, mandolino, armonica ed altre cose. Sta registrando i demo per il suo prossimo album, e vuole farlo a casa perché in studio ci impiega un mese a scrivere una canzone e lo fa parallelamente alle registrazioni. Così, Springsteen ha deciso di registrare dei demo a casa sfruttando la tecnologia, portare quei demo alla sua band per studiarli insieme a registrare le canzoni tutto insieme. Va tutto secondo i piani, tranne per il fatto che Springsteen non è soddisfatto del risultato in studio della sua band e così, prende i suoi demo e decide che quello è il suo nuovo album.

“Nebraska” è diventato uno degli album più famosi di Bruce Springsteen sotto tutti i punti di vista: critica, composizione, emozione, riconoscimenti. Ed è nato piccino nella camera da letto del Boss, in quel 3 gennaio 1982 con qualche aggiunta nei giorni successivi.

#2 – Rage Against The Machine “Evil Empire”

Rage_Against_the_Machine_-_Evil_EmpireÈ una band controversa, quella dei Rage Against The Machine (abbreviati RATM). È il 1995 e sono andati in giro per il mondo suonando quel loro album di debutto omonimo, forte sostenitore delle loro idee politiche e sociali e, a livello musicale, del rifiuto dei computer e dell’elettronica. Una nota “No samples, keyboards or synthesizers used in the making of this record” (“Nessun campionamento, tastiera o sintetizzatore è stato usato in questo disco”) nel libretto del loro disco è un segnale di intenti molto forte. Ora si trovano a registrare il loro secondo disco e per farlo hanno deciso di usare la loro sala prove come studio. Lo fanno perché, secondo il loro punto di vista, non ha senso spendere centinaia di dollari al giorno in uno studio cercando di ricreare l’atmosfera che hanno già in sala prove. Così, affittano anche la stanza di fianco alla loro sala prove che usano come regia, scavano un buco nel muro dentro il quale fanno passare i cavi da una stanza all’altra e registrano il loro secondo disco.

“Evil Empire” sarà il risultato di quel bizzarro metodo di registrazione, e nasceranno in quell’ambiente canzoni come “Bulls On The Parade”, “People Of The Sun” e altri che rimarranno cavalli di battagli dei RATM.

#3 – Nine Inch Nails “The Downward Spiral”

The_Downward_SpiralTrent Reznor, ovvero i Nine Inch Nails, è un tipo particolare. “Strano”, se vogliamo. È il 1993 e Reznor si trova in una casa a Los Angeles, è sulla scrivania e davanti a lui ha un computer Macintosh, una tastiera Prophet VS, sta smanettando con il TurboSynth della Digidesign e altre cose dell’ultima tecnologia dell’epoca. A pochi metri da lui ci sono varie chitarre, testate per chitarre e alcuni suoi amici/collaboratori. Trent Reznor sta registrando un disco e ha appena finito di registrare un EP (“Broken”) in gran segreto in giro per vari studi degli Stati Uniti. L’EP è appena uscito e lui è di nuovo già a lavoro. Non è in una casa qualunque, lui lo chiama “Le Pig Studio” ma è nella stessa casa dove 25 anni prima l’attrice Sharon Tate fu brutalmente uccisa da componenti della setta di Charles Manson. Tipo strano Reznor, lo abbiamo detto, ma lì dentro ci resta per due anni e ci registra un disco.

“The Downward Spiral” è ad oggi uno dei dischi di punta del movimento che unisce il rock/metal e l’elettronica. Molto controverso e pieno di concetti difficili da capire, ma comunque sia è un disco che ha lasciato un segno nella storia.

#4 – Moby “Play”

mobyTorniamo sulla costa Atlantica degli Stati Uniti, stavolta siamo a Manhattan, New York. Anche Richard Melville Hall è un tipo curioso: si fa chiamare Moby perché il suo bis-bis-bis-bisnonno era Herman Melville, l’autore del romanzo “Moby Dick”, riceve telefonate da persone come Terence Trent D’Arby, Axl Rose e Bono che gli dicono che adorano il suo disco rock/techno “Animal Rights”, ma quando va a suonare in apertura ai Soundgarden il pubblico gli tira di tutto. Ha scritto però un nuovo disco che ha chiamato “Play” e lo invia ad etichette come la Warner Bros, la Sony e la RCA, colossi dell’industria discografica. Niente da fare, rifiutano tutte. C’è da dire che è il 1999, unire rock e techno non era una cosa così popolare o quantomeno mainstream come possa esserlo oggi. E poi c’è quel fatto, quello che Moby “Play” se lo è registrato e mixato nella sua camera da letto. Finalmente però, Moby trova la V2 che vuole pubblicare quel disco ed iniziano la promozione, i singoli e i video.

Ne abbiamo già parlato di “Play”. Ad oggi, ha venduto 12 milioni di copie in tutto il mondo, canzoni come “Honey”, “Why Does My Heart Feel So Bad” e “Porcelain” sono conosciute bene o male da tutti.

#5 – Foo Fighters “Wasting Light”

wastinglightAnche di questo disco ne abbiamo già parlato. Dopo aver riempito posti come il Wembley Stadium i Foo Fighters si trovano ad un bivio. “Ora cosa possiamo fare che non abbiamo mai fatto?”, così prendono la loro attrezzatura, vanno a casa di Dave Grohl e registrano un disco. Suona quasi come un “ora che abbiamo raggiunto il top, torniamo in basso e mettiamoci alla prova”. La curiosità è che lo registrano su nastro analogico, senza usare neanche un computer durante tutte le registrazioni. Cose assurde e impensabili per il 2007. Cose che possono essere fatte solo con un certo budget, è vero, ma che possono essere fatte solo se si ha in mente cosa si vuole fare e se si è bravi nel farlo.

“Wasting Light” ha vinto 4 Grammy Awards: Best Rock Album, Best Hard Rock/Metal Performance (“White Limo”) e Best Rock Performance e Best Rock Song (“Walk”).

Al lavoro!

Abbiamo ancora bisogno di conferme per fare la nostra musica a casa? Certo, magari non vinceremo Grammy o non faremo musica che resterà nella storia, ma faremo musica! È questo quello che importa!

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Autore: Carlo

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