Lezioni Di Registrazione Da Jimmy Page

jimmypageDunque, siete dei chitarristi e pensate che quei grandi enormi amplificatori siano essenziali per ottenere un suono pieno e profondo nelle vostre registrazioni? O che solo un grande riverbero o delay possa darvi ottimi risultati in termini di spazio? Oggi vi do una buona notizia: queste cose possono aiutarvi oppure possono complicarvi la vita, ma ciò che vince su entrambe è la vostra creatività. Per questo voglio parlarvi di Jimmy Page.

Benché credo che uno come Jimmy Page non abbia bisogno di presentazioni, non tutti potrebbero sapere che Jimmy Page negli anni ’60 e ’70 è stato anche un grande produttore e tecnico del suono. Infatti, quello che distingueva gli album dei Led Zeppelin era questo “altopiano sonico” che mancava nei dischi contemporanei dell’epoca. Per ottenere ciò, Page seguiva un semplice assioma.

Distanza = Profondità

Jimmy Page, dopo aver suonato come turnista per tantissimi artisti dell’epoca e aver acquisito una certa esperienza, ascoltando alcune registrazioni blues di un’etichetta americana chiamata Chess and Sun, notò che c’erano dei suoni di chitarra enormi che venivano ottenuti applicando un semplice concetto. Più si allontana un microfono dall’amplificatore più si ottiene un suono pieno di eco e riverbero che, mischiato con il microfono di fronte all’amplificatore, da una sensazione di spazio molto realistica.

Ispirato da questo concetto, Page lo applica anche alle sue registrazioni. Così, oltre al classico microfono di fronte all’amplificatore, ne piazza un altro (o più di uno) aggiuntivo a circa sei metri di distanza. Il risultato è quel suono di chitarra elettrico pieno, enorme dei dischi dei Led Zeppelin che tutti noi conosciamo. È un po’ come giocare con le manopole “dry” e “wet” di un riverbero. Questa tecnica fu subito copiata da ingegneri britannici prima e americani poi.

Gli amplificatori piccoli sono più adatti

Se pensate però che per ottenere quel suono Jimmy Page usava un amplificatore grande almeno quanto la stanza, sappiate che non è così. Piuttosto che registrare usando testata e amplificatore Marshall, Page ha sempre optato per amplificatori combo di piccole e medie dimensioni e all’epoca era abbastanza famoso anche per questo. Ma perché?

Fondamentalmente, gli amplificatori piccoli possono dare un suono migliore a volumi bassi, hanno un suono più “concentrato” rispetto a quelli grandi e più facile da catturare. In più sono meno costosi, il che permette di avere con lo stesso budget di un grande amplificatore tanti combo piccoli o medi così da avere diversi tipi di amp e, quindi, di suono. Infatti, Page usava diversi amplificatori per ottenere diversi suoni di partenza; gli stessi piccoli amplificatori che con l’assioma distanza=profondità sembravano enormi.

Grandi spazi per grandi batterie

bonhamNegli anni ’60, visto che quasi sempre le registrazioni in studio erano praticamente live, per evitare rientri degli strumenti della band nei microfoni della batteria, si piazzava quest’ultima in una piccola cabina isolata. Il risultato però era la sensazione che la batteria fosse poco più che un giocattolino. Non conosciamo la batteria di John Bonham per questo motivo però, anzi il contrario. Ed è qui che intervenne Jimmy Page.

Invece della solita cabina della batteria, Page fa sistemare la batteria di Bonham in una grande stanza piena di risonanza così, oltre a catturare la batteria nel modo classico, riusciva a catturare la risonanza del suono nella stanza. Un po’ come per le chitarre, anche qui la batteria suonava enorme che è anche uno dei motivi che ha reso famoso John Bonham.

Più creatività, meno teoria

Un errore che si fa spesso è quello di seguire troppo certi standard o certi metodi semplicemente perché “si fa così” o perché “fanno tutti così”. Se Jimmy Page avesse pensato in questo modo, probabilmente avremmo avuto i Led Zeppelin ma non allo stesso modo di come li conosciamo ora. Negli anni ’60 Page e chiunque altro aveva molte più limitazioni di oggi e noi godiamo di una libertà inimmaginabile per l’epoca. Ma per accedere a questa libertà dobbiamo usare la nostra creatività, altrimenti è soltanto uno spreco di tecnologia e rimarremo sempre a fare le stesse cose che facciamo sempre e che “fanno tutti”.

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Autore: Carlo

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