Lavorare Sulla Struttura Delle Canzoni Per Evitare Noia

gospel-songwritingAbbiamo già parlato la scorsa settimana di come è importante studiare le canzoni altrui per poter migliorare come compositori, e abbiamo anche accennato alcuni rimedi su come fare a rendere le proprie canzoni più interessanti e diverse dalla solita struttura strofa-ritornello-strofa-ritornello.

Ci sono delle cose però, dei piccoli trucchetti che ho imparato nel corso degli anni, che non solo mi hanno aiutato a migliorare ma allo stesso tempo a renderle diverse dal solito schema pur mantenendo attivo l’interesse. Oggi voglio condividere con voi tre di questi piccoli trucchetti.

Stabilire un motif della canzone

Un motif è una qualcosa che rende la propria canzone riconoscibile e che la differenzia da qualsiasi altra canzone. Generalmente per “motif” si intende una frase melodica che funge da elemento ricorrente, sia che si parli di una canzone pop-rock, progressive o di una colonna sonora. Quello che voglio fare è espandere il concetto di motif ben oltre la linea melodica e farlo diventare un vero e proprio elemento chiave della propria canzone.

Un motif tradizionale può essere il fischio de “Il buono, il brutto e il cattivo” di Ennio Morricone oppure la linea melodica synth di “Summer” di Calvin Harris; un motif “esteso” – come lo intendo io – può essere il suono di chitarra wah di “Firestarter” dei Prodigy o le percussioni di “We will rock you” dei Queen. Qualsiasi cosa scegliate di usare, definite il vostro motif con qualcosa che abbia carattere, che sia qualcosa di unico e immediatamente identificabile non appena lo si ascolta. Oppure, può essere un suono di uno strumento. Ad esempio, può essere semplice riconoscere una canzone dei Pantera per il tipo suono unico che aveva il loro chitarrista.

Creare dei mini-motif di supporto

Detto questo, una buona cosa potrebbe essere creare un “mini-motif” che è un qualcosa di simile ma che non deve avere lo stesso impatto del motif principale ma che allo stesso tempo abbia carattere e, occasionalmente, funga da intro al motif del brano. Ad esempio, se ascoltiamo “Rock is Dead” di Marilyn Manson due tra le cose che ricorderemo a fine brano sono il suo motif (“la la la la..”) e anche il riff di chitarra nell’intro e in varie parti del brano. Oppure, “Royals” di Lorde ha quei coretti nel ritornello che semplicemente trapanano il cervello ma ciò che resta nella nostra testa sono anche gli schiocchi di dita usati come elemento percussivo per tutta la canzone.

Anche qui, qualsiasi cosa scegliate di usare non deve essere qualcosa di unico ma deve contribuire a formare il carattere del brano e renderlo interessante. Immaginate “Royals” senza schiocchi di dita o “Rock Is Dead” senza quell’armonico di chitarra nel riff dell’intro. Nulla di catastrofico, ma è comunque un elemento in più che contribuisce a dare carattere al nostro brano e a renderlo riconoscibile.

Sperimentare con parti strumentali o cambi di tempo

Experimenting-and-mastering-a-new-skillNo, non parlo di monumentali assoli di chitarra in stile anni ’80-’90 alla Mötley Crüe o Soundgarden, ma di semplici parti strumentali. La prima volta che ho ascoltato “Boulevard of Broken Dreams” dei Green Day, ad esempio, sono rimasto un po’ sorpreso dall’ascoltare quella lunga coda strumentale, che niente non è che una successione di note (una sorta di mini-assolo, se vogliamo) ma che generalmente non ci si aspetta da una canzone in radio, specialmente con quella rotazione. Oppure, “Take Me Out” dei Franz Ferdinand presenta un cambio di tempo proprio in mezzo alla canzone quando ormai l’ascoltatore si è abituato ad un certo ritmo ed una certa velocità.

Sono solo due esempi, ma sono comunque canzoni conosciutissime in tutto il mondo che ci insegnano che non dobbiamo per forza rimanere incollati alla struttura strofa-ritornello-strofa-ritornello-bridge-ritornello per far sì che la nostra canzone sia interessante e bella per chi la ascolta. Sperimentare non solo è bello e avvincente, ma ci permette di dare carattere al nostro brano e di sviluppare questa particolarità su noi stessi, come musicisti.

Altri esempi

La musica – che sia storica, moderna, mainstream o underground –  è piena di anomalie strutturali. “Light My Fire” dei Doors ha una parte strumentale centrale di almeno 5 minuti, eppure è un enorme classico. “Song For Clay (Disappear Here)” dei Bloc Party ha una struttura molto studiata nella quale il motif appare soltanto dopo l’intro e a fine canzone. Oppure a volte capita che una canzone totalmente strumentale diventi una hit internazionale. Chi si ricorda di “Flat Beat” di Mr. Oizo a fine anni ’90?

Cosa aspettate? Andate nel vostro studio, sperimentate e rendete interessanti le vostre canzoni.

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Autore: Carlo

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