Bio Lunga

Si consiglia la lettura con qualcosa tra le mani: popcorn, patatine, (soltanto mezza) tazza di tè, caffè, quello che più vi garba. Se vuoi la versione corta, you shall not pass!

Il mio TARDIS è atterrato sulla terra con vent’anni di ritardo e in Abruzzo, anziché Londra. Però anche qui c’era un dottore, anche se solo quello dell’ospedale. È l’effetto dell’arrivare tardi(s).

Ho iniziato a dire (e fare) stupidaggini quando ero molto piccolo. La leggenda narra che un giorno a 5 anni, dopo essere tornato dall’asilo, ho tracannato mezza bottiglia di vino rosso sotto gli occhi increduli di mia madre mentre dicevo di averne “proprio bisogno”, per poi andare a giocare a calcio nel cortile come se nulla fosse e senza subire minimamente l’effetto dell’alcol.

Un’altra leggenda narra che nel 1994 subito dopo che Roberto Baggio segnò il gol che pareggiò i conti contro la Nigeria ai mondiali in America andai per i campi vicino casa mia gridando GOOOOOL.

Sin dalle elementari ero fan della musica e facevo un home-recording embrionale, infatti registravo canzoni dalla radio e dalla TV su uno stereo portatile e a volte ci registravo sopra pernacchie e versacci a ritmo. All’epoca (siamo intorno all’anno domini 1992) avevo una cassetta di musica dance, varie canzoni registrate dalla radio e ovviamente gli 883 degli inizi, quelli con le parolacce e allusioni sessuali che però i bambini dell’epoca non coglievano sempre.

Un giorno poi, siamo nell’estate del ’94, un ragazzo del mio paese si fa il figo e mi allunga “Ride The Lightning” dei Metallica. E quello è l’inizio della metamorfosi: da Carlo bravo-bambino-e-anche-un-po’-scemo a Carlo bambinetto-metallaro-che-va-a-scuola-con-la-maglietta-dei-Morbid-Angel-ed-è-ancora-più-scemo. Ho ascoltato SOLO metal fino ai 18 anni, tant’è che il primo gruppo nel quale ho suonato era metal e non punk – il punk per me all’epoca era per i poser (ma all’epoca si chiamavano sfigati) che avevano paura di ruttare nel microfono e di suonare a manetta con la doppia cassa a tutta per almeno 8-9 minuti. Poi ho capito che lo sfigato ero io, ed ho iniziato ad ascoltare anche qualcos’altro al di fuori di Napalm Death, Burzum, Metallica e Cannibal Corpse.

Per vie traverse, o meglio facendo un giro molto lungo tramite Nine Inch Nails e Skinny Puppy, alla fine mi metto a sentire anche musica elettronica e a voler impappare le canzoni della mia band con dei synth. Solo che quei metallari dei miei amici erano avversi come con il cappuccino dopo la pizza, e quindi nisba.

Intervallo. All’epoca ero parecchio infogato anche con l’NBA e guardavo ogni puntata di NBA Action più la partita della settimana. Mi piacevano i Bulls ma non vale, c’era Michael Jordan. Poi ho iniziato a seguire i Toronto Raptors ed ero l’unico al mondo a credere che la maglietta dei Vancouver Grizzlies spaccasse. Sì, si chiamavano Vancouver Grizzles e se la maglia vi fa schifo a vederla oggi… oh, era la fine degli anni ’90. Spoiler: la vena canadese si era manifestata già qui.

Secondo tempo. Un paio di software per fare musica (Fruity Loops 3 e Cool Edit 2) arrivano a casa mia in modo abbastanza misterioso – forse c’entra il TARDIS anche qui. Inizio a smanettare con l’elettronica e questa è la seconda istantanea che svolta la mia vita, almeno a livello musicale.

È il 2001. Le torri gemelle sono ancora in piedi anche se per poco, sto per prendere la patente e a scuola ci vado con la felpa dei Black Sabbath, tra l’orrore apocalittico dei miei insegnanti e il gasamento del mio prof di sistemi elettronici, un rockettaro degli anni settanta che becco un paio di volte a canticchiare “Burn” dei Deep Purple. C’è Vitaminic, il modem 56K e per scaricare 4 MB da internet ci vogliono almeno 20 minuti. Questo per dirvi che aria tirava cercando di imitare Carlo Lucarelli.

E poi, succede qualcosa.

E invece no!

Trovo una community online dedita più che altro a musica industrial, scambio mp3 di miei brani, collaboro con qualcuno, insomma mi metto sotto a fare musica. Arrivano nel frattempo i primi gruppi. Faccio un paio di provini per altri ma non mi prendono e qui pondero di intraprendere la carriera del paganesimo solo per fargliela pagare con cose tipo riti vudù e non risultare perseguibile dalla polizia. Solo che il processo di apprendimento è lungo e io non ho voglia. E non volevo fare la fine di Burzum.

Arriva l’università con, tra gli altri, l’esame di comunicazione musicale, dove mi presento all’esame con un cd di canti popolari italiani riarrangiati da me in chiave folk-elettronica. La prof sdegna in toto il mio lavoro per divergenze politico(sue)-sociali(mie) e mi congeda con un misero 20. Anche qui la tentazione della carriera pagana per scatenare su di essa la collera degli dei (e dei Dalek) torna a farsi sentire, ma la voglia è ancora più misera e la risolvo con un semplice futtètv.

Finisce l’università. Prendo il TARDIS e atterro in Inghilterra prima e in Canada poi. In Inghilterra conosco il fascino della Premier League, al Chelsea c’è Ancelotti, dei miei amici erano tifosi e mi contagiano. Conosco anche il fascino delle birre ale e del cibo indiano, ma questa è un’altra storia. Un’altra leggenda narra di Carlo che nella metro di Londra un giorno prende e arriva alla fermata di Chesham (in zona 9) e ci resta un pomeriggio intero. In Canada scopro la poutine e che uscire di casa a -41°C, prendere la macchina e guidare con otto metri di neve e venti lastre di ghiaccio sovrapposte fino ad andare a lavoro può essere una cosa assolutamente normale. Oggi -22°C? Pofferbacco, MANICHE CORTE!!! Una leggenda canadese che verrà tramandata di padre in figlio da parte dei racoon narra che Carlo e il suo coinquilino hanno riempito un bollitore di acqua calda, sono usciti in strada a 36 gradi sotto zero e hanno lanciato l’acqua calda in aria per osservarla cadere come ghiaccio. Figo, no?

Continuo a fare musica in casa tranne per un anno nel quale mollo. Dopo l’Inghilterra, fondo un mio personale progetto musicale e sempre per colpa dell’Inghilterra lo chiamo My Terminal And The Trip. Ad oggi è ancora attivo.

Nel frattempo sono entrato nei Nine Tears e mentre sono in Canada ci registro anche un disco nell’asse Montreal-Foggia, con 6 simpatiche ore di fuso orario. Nel frattempo, piano piano, ho iniziato già da alcuni mesi a rivedere il mio approccio a come fare musica in casa. Aborro definitivamente termini tecnici e discussioni in stile “291 pagine di tread a parlare degli effetti dei 18kHz sul mix” e inizio ad avere un approccio più concreto e con pochi fronzoli. E la mia musica piano piano migliora.

Poi torno in Italia o iTalia e mi compro un MacBook Pro(t). Qualcuno, visto che nota che la mia musica migliora, mi consiglia di fare un blog di musica. All’inizio rido, poi ridacchio, poi ci penso e poi lo faccio. Ed è così che nasce Home Music Show, forse lo conoscete.

Ad un certo punto, dopo quattro anni di viaggi, canzoni, registrazioni, concerti e lunghe chattate, decido a malincuore di uscire dai Nine Tears per motivi di distanza (Abruzzo-Puglia), anche se compaio in molte canzoni del secondo album “Secrets”. Ma siamo amici, e rimaniamo amici. Per un annetto non ho gruppi, poi ne trovo uno appena formato che non ha un bassista. Così mi unisco a loro e ricomincio a fare cagnara in sala prove. Ci battezziamo Flowing Glowers, e al momento della stesura di questo romanzo siamo ancora agli inizi.

Se sei arrivato a leggere fino qui, hai vinto un video di me da qualche parte in Umbria mentre tiro fuori aria condensata dal naso. Se hai barato e hai solo fatto lo scroll per vedere quanto lunga fosse questa versione della mia bio, allora hai vinto Mr. Bean che canta l’alleluia nel coro della chiesa.

Tempi supplementari. Nel 2016 Carlo è una persona che fa musica, corre (un giorno competerà in un Ironman), ha iniziato a guardare Doctor Who dalla prima serie classica del 1963 e lo farà fino ad arrivare a quella odierna, legge, guarda film e altre serie TV a volte horror e più volentieri fantascienza, guarda le partite di calcio del Chelsea e dell’Italia, consuma tutto ciò che può da persone come Carlo Lucarelli o Federico Buffa o Flavio Tranquillo, gioca ai videogiochi vintage, usa ancora tutti i giorni un iPod Classic, twitta, cucina, non ha un account personale su Facebook, crea lavori di glitch art, ama i podcast e non si ricorda mai che sogno fa alla notte.

Ci sarebbe anche la parte della vita da adulto e altre cose serie, ma questa è un’altra storia, per giunta noiosa.